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Penna, l’estate pagana e sensuale

di Francesco Ricci

In pochi poeti come nel perugino Sandro Penna (1906-1977) il nitore e l’apparente semplicità dello stile coesistono con una raffinata elaborazione retorica. La facile comprensibilità del testo non discende, infatti, dalla volontà di tradurre immediatamente e spontaneamente l’esistenza (eventi, personaggi, emozioni) in verso; al contrario, tutto ciò che accade fuori e dentro il poeta viene osservato – al pari dell’amico Umberto Saba anche Penna è poeta dello sguardo –, lasciato decantare, filtrato attraverso una infallibile perizia tecnica, trasposto sulla pagina. Sempre con una coerenza a livello di linguaggio, al contempo letterario e nobilmente popolare, che ne fa l’esempio di monolinguismo lirico più rigoroso, come ha osservato Pier Vincenzo Mengaldo, dell’intero Novecento italiano. Così nella poesia Se la notte d’estate cede un poco l’allitterazione della sibilante (“Se la notte d’estate cede un poco / su la riva del mare sorgeranno”, “Sorge sull’ultimo sudore il sole”), l’impiego reiterato del poliptoto (“muove, muovono”, “sorgeranno, sorge”), l’uso discreto della rima (sorgeranno:vanno) e dell’assonanza (mare:barche, sudore:sole), il delicato iperbato conclusivo (“Sorge sull’ultimo sudore il sole”), fanno di un’apparizione che colpisce i sensi un quadro indimenticabile. La stessa progressiva riduzione del numero dei versi che compongono le singole strofe (quattro, due, uno) suggerisce a livello metrico la centralità del tema del movimento, movimento del sole, movimento dei pescatori. Può accadere che all’alba – il poeta ne è stato testimone –, via via che le tenebre si diradano, un gruppo di uomini si ritrovi a riva e cominci a spingere in acqua le imbarcazioni, per poi prendere il largo e gettare le reti. Le onde del mare rendono faticosa l’operazione, il sudore comincia a bagnare la pelle, illuminata e accarezzata dal sole che oramai sta sorgendo. E in quel momento, agli occhi curiosi del poeta, quei giovani perdono le sembianze di uomini e assumono quelle di divinità olimpiche, dai corpi perfetti e leggeri, immuni dal dolore e per sempre al riparo dalla vecchiaia. Le giornate d’estate sono anche questo: la percezione di avere dinanzi a sé un viaggio, quello della vita, incantato, rischiarato dalla luce, vasto e pieno di sorprese al pari del mare, generoso di una pagana e sensuale gioia.             

Se la notte d’estate cede un poco

su la riva del mare sorgeranno 

– nati in silenzio come i suoi colori –  

uomini nudi e leggeri che vanno.

Ma come il vento muove il mare, muovono

anche, gridando, gli uomini le barche.

Sorge sull’ultimo sudore il sole. 

(Sandro Penna, Se la notte d’estate cede un poco)

(22 agosto 2019)

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