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Il Principe Cinque-armi contro Capelli Viscosi

Dopo più di un’anno di amicizia e collaborazione, aspettando l’uscita della sua nuova rubrica, siamo felici di pubblicare questo stupendo articolo di Tommaso Aramaico, ripreso direttamente dal suo blog https://tommasoaramaico.com

Buona lettura.

Il Principe Cinque-armi contro Capelli Viscosi

di Tommaso Aramaico

Signor Principe, non avventurarti in questa foresta. Vi abita un Orco chiamato Capelli Viscosi che uccide tutti gli uomini che incontra.

Ieri stavo sfogliando, a distanza di tempo dall’ultima volta, L’eroe dai mille volti di Joseph Campbell. Ho un rapporto particolare con questo testo, una frequentazione che risale ai tempi del liceo. Ricordo bene la prima volta in cui mi ci sono imbattuto. Ero ospite a casa di un amico di un amico e bighellonavo per casa bevendo birra e passando in rassegna i volumi ammassati nella nutrita libreria materna. La donna, che ricordo solo come molto sorridente e altrettanto silenziosa, era qualcosa come una professoressa universitaria di origine americana. Di Boston, se non ricordo male. Incuriosito, tiro fuori questo volume, The Hero with a Thousand Faces. Mi piacerebbe ritrovare quel volume che, ovviamente, è ancora in mio possesso, dato che allora l’avevo preso “in prestito”, promettendo di restituirlo al più presto. Lui, del resto, non era un ragazzo avido di buone letture. Era meglio come compagno di sbronze. Ricordo che io, al contrario, lo lessi con grande interesse, superando le non poche difficoltà nel comprendere e tradurre adeguatamente la incredibile carrellata di miti orientali, greci e cristiani che allora in gran parte ignoravo. Qualche anno fa ho deciso di acquistarlo in traduzione, per rileggerlo, essendo un testo veramente ricco di suggestioni e che mescola in modo così equilibrato elementi di mitologia, religione e psicoanalisi – soprattutto junghiana.

Ma insomma, ieri, sfogliandolo nuovamente mi sono imbattuto in un racconto di cui non ricordavo una sola parola o scena (cosa piuttosto strana per me). Tre pagine perfettamente pulite, senza un segno di matita, una sottolineatura, una annotazione. Tre pagine che non avevano attirato la mia attenzione ma che ieri, improvvisamente, mi hanno letteralmente inchiodato alla mia amata poltrona da lettura. È la storia del Principe Cinque-armi e del suo scontro con l’orco Capelli Viscosi. Rimando ovviamente al libro di Campbell – dove tutto è raccontato e spiegato in modo davvero eccellente – ma, in poche parole, accade più o meno questo.

È la storia di un giovane principe che, finito il suo addestramento militare, lascia il maestro per far ritorno alla città di suo padre, il re. Lungo il suo cammino si imbatte in delle persone che gli sconsigliano di avventurarsi nella foresta, poiché lì vive un terrificante orco – Capelli Viscosi, per l’appunto – che si nutre degli uomini che in lui si imbattono. Il giovane eroe, in quanto eroe, non aggira l’ostacolo o il pericolo, ma eroicamente lo affronta. Al centro della foresta, come preventivato, si imbatte nell’orco. Alto un albero, dotato di grandi zanne, con occhi spaventosi e una enorme testa che non promette nulla di buono, gli si para davanti, minaccioso. Il giovane eroe, tuttavia, non si perde d’animo.

Orco, sapevo quel che facevo quando mi avventurai in questa foresta. Farai bene a pensarci prima di assalirmi, poiché io trafiggerò le tue carni con una freccia intinta nel veleno e ti abbatterò all’istante.

Ma le frecce scagliate dal giovane vanno, una dopo l’altra, a piantarsi fra i capelli dell’orco, che scuote la testa, liberandosene. Allora il giovane eroe si scaglia contro il nemico con tutte le armi che ha imparato a usare. Una dopo l’altra, però, la spada, la lancia, la clava rimangono incollate ai capelli dell’orco.

Signor orco, tu non hai mai sentito parlare di me. Io sono il Principe Cinque-armi. Quando sono entrato in questa foresta dove tu vivi, non ho fatto assegnamento sulle frecce né su alcuna altra arma; quando sono entrato in questa foresta, ho fatto assegnamento soltanto su me stesso. Ora io ti abbatterò e ti ridurrò in polvere!

E così inizia a colpirlo. Prima con una mano, poi con l’altra, poi tenta con un piede e poi con l’altro ancora. Gli assesta infine una testata, ma ottiene solo d’esser preso in cinque trappole nei viscosi capelli del terribile nemico. Stupito da tanto coraggio, l’orco, con un rispetto per lui nuovo, riconosce la natura straordinaria del giovane Principe e gli chiede come sia possibile che non abbia paura. Ed ecco la risposta dell’eroe.

Orco perché dovrei aver paura? La morte è inevitabile nella vita. Inoltre, nel mio ventre c’è un’altra arma, un fulmine. Se tu mi mangi, non riuscirai a digerirlo. Esso lacererà le tue budella in minuti frammenti e ti ucciderà. Ecco perché non ho paura!

Questo giovane, che in realtà altri non sarebbe se non il Futuro Buddha in una precedente incarnazione, sta parlando del fulmine-conoscenza. Del sapere profondo che spazza via i falsi orchi, svelando la vera natura della realtà. Intimorito, l’orco lo lascia andare e, ascoltando pazientemente le dottrine del giovane eroe, si trasforma in un benevolo spirito della foresta.

Rileggere un testo nel tempo è una cosa importante, fonte di grandi sorprese, ma non tanto in relazione al testo in sé e per sé, quanto piuttosto perché svela la natura dell’atto del leggere in quanto tale, mostrando, una volta di più, fino a che punto il testo sia uno specchio del percorso del lettore stesso. La bellezza – semplice e a tratti patetica – di questo breve racconto della tradizione orientale, continua a insinuarsi fra i miei pensieri da ieri sera. Cosa contiene di tanto incredibile? Non mi è chiaro.

Questa notte, però, ho fatto un sogno. Nel raccontarlo non parlo di me, ovviamente. Mi limito ad offrire rappresentazioni che reputo dotate di senso, nella speranza che ne abbiano anche per gli altri. Ho sognato il mio vecchio maestro di chitarra che non vedo ormai da una ventina di anni. Non mi è apparso invecchiato, nel sogno, quanto, piuttosto, trasandato, inselvatichito, con la barba lunga di qualche giorno e il volto truce, furbo di una furbizia che nulla ha a che fare col maestro per come l’ho conosciuto io. Mi diceva che aveva cancellato tutte le lezioni con gli altri suoi allievi per dedicarsi solo a me. Avevo fatto molto, ma non abbastanza. Dovevo esercitarmi con gli arpeggi. Mentre mi diceva così faceva mulinare le dita sottili dalle perfette unghie, come pizzicasse le corde della sua chitarra. Dovevo farlo assolutamente, in vista di un’esibizione di cui io però non sapevo nulla. Prima di congedarmi fruga in una tasca e tira fuori un piccolo diamante, una lenticchia luccicante, Devi attaccarlo alla custodia della tua chitarra. Tutto qui.

Così come non comprendo il perché della profonda impressione che mi ha lasciato la storia del Principe Cinque-armi, allo stesso modo mi sfugge il senso di questo curioso sogno. Di una cosa sola sono certo. Nel sogno di questa notte c’è la chiave per comprendere questa antica storia, così come nella vicenda del coraggioso Principe c’è la chiave per comprendere questo sogno. Mi ritrovo, purtroppo, con due scrigni, conscio che la chiave per aprire l’uno è chiusa nell’altro.

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