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#1

di Ivan Nannini

Inizierò il mio primo articolo per questa rubrica con una premessa: quello che scriverò non sarà tutta farina del mio sacco. Parte delle informazioni in esso contenute provengono da un informatore segreto.

29/11/2019

Facciamo un passo indietro, precisamente a una ventina di giorni fa. Quando, il 9 novembre scorso accesi il pc per controllare la situazione dei like sulla rivista, come faccio periodicamente, ma non riuscii ad accedervi. Provai dunque a spegnere il pc ma si era bloccato. Uno strano messaggio comparve sulla schermata: un tasto OK mi invitava ad iniziare una chat con un certo Kiron. Nessun tasto annulla e neanche la X in alto a destra. Non accettai subito, preoccupato di beccarmi qualche virus o roba simile, ma dopo vari tentativi andati a vuoto, compresa la combinazione Ctrl-Alt-Canc anch’essa senza risultati, mi decisi a premere quell’odioso tasto. Comparve un solo messaggio a fianco di un’icona rappresentante qualcosa che potrei definire solo come un “folletto alieno malefico”.

Kiron disegnato da Elena Liverani

Questo è Kiron? Pensai ad alta voce. Un sorriso interrogativo comparve sul mio volto. Forse fu proprio quell’immagine ad attivare la mia curiosità, a spingermi ad andare oltre e leggere il contenuto. Kiron non si descriveva affatto, la sua scrittura era semplice e lineare, pareva invece sapere tutto di me, la mia data di nascita, (cosa che non compare neanche sui miei profili social), il luogo in cui abito, la mia automobile, la mia vita in generale. Descriveva alcuni eventi che mi riguardavano con minuzia di particolari. Alcuni risalenti a molti anni prima, addirittura ai miei primi anni di vita. Conosceva pure la rivista, e mi proponeva di iniziare una collaborazione.  Sbigottito e anche un po’ frastornato mi soffermai a riflettere. Certo la cosa poteva apparire assurda, magari anche un tantino inquietante. Ma quel folletto malefico per qualche strana ragione mi ispirava fiducia, mi invogliava a buttarmi dentro alla cosa senza tanti problemi. Decisi quindi di rispondere con un messaggio diretto. Gli chiesi chi fosse, come poteva sapere tutte quelle cose, se fosse un uomo o una donna e altre cose simili.

<sono Kiron, pensa a me come ad uno spettro da biblioteca o un bug di internet>

 Mi rispose secco. Dopo un paio di minuti comparve un altro messaggio.

<ho un personaggio particolare per te e per la rivista, il suo nome è George Psalmanazar. Fai una tua ricerca personale, ti ricontatterò presto>.

Tutto qui, la finestra della chat scomparve, ed io restai immobile mangiandomi le pellicine delle dita a riflettere sul da farsi.

La mia ricerca non iniziò subito, prima dovevo sistemare un po’ la casa. Ma nella mia mente i pensieri si accavallavano e la curiosità si faceva fastidiosa. Decisi quindi di abbandonare presto i lavori domestici per mettermi al lavoro. Innanzitutto, chi era questo Kiron? Digitando la parola chiave su vari motori di ricerca usciva un po’ di tutto: Kiron-prestiti personali, Kiron-satellite di Saturno scoperto da Hermann Goldschmidt nel 1860 e mai più individuato, Kiron-cometa o sasso spaziale orbitante tra Saturno e Urano scoperta nel 1977 da Charles Thomas Kowal. Sui social invece non trovai granché, solo un paio di profili decisamente distanti dal personaggio misterioso della chat. Niente, non c’era niente che portasse in qualche modo a lui, neanche sul pc rimase traccia né della chat né di qualche possibile collegamento. Solo alcuni link da seguire contenenti informazioni varie su Psalmanazar lasciate probabilmente dallo stesso Kiron.

Mi appuntai dunque il nome George Psalmanazar, il personaggio da lui consigliato, su di un pezzo di carta.

Sul web non esisteva neanche una pagina Wikipedia in italiano sull’argomento. Solo un paio di articoli su due blog, uno dei quali di nautica, lo descrivevano a grandi linee. Qualche informazione in più la ottenni dalla traduzione delle pagine Wikipedia in inglese e tedesco.

George Psalmanazar pareva essere davvero un personaggio avvolto nel mistero. La sua data di nascita veniva compresa tra il 1679 e il 1684, il luogo di nascita un ipotetico sud della Francia, il suo vero nome sconosciuto. Tutte le fonti parlavano di una grande frode, di un libro da lui pubblicato nel 1704 a Londra “An Historical and Description of Formosa” tradotto successivamente in francese e tedesco, e di una vita assurda fatta di intrighi e menzogne.

George Psalmanazar

8/1/2020

Sul tavolo in salotto i fogli sparsi con gli appunti coprono tutta la superficie del piano in legno. Io, in cucina osservo la moka sul fuoco, il mio sguardo si perde sulle fiammelle alla sua base. Solo il suo gorgogliare mi sveglia da questo torpore mentale. Questo tizio è stato al centro dei miei pensieri per troppo tempo, Kiron ancora non si è fatto vivo ed io, mentre mi verso il contenuto della caffettiera in una tazza aggiungendo un po’ d’acqua di rubinetto, decido di buttare giù l’articolo con le informazioni che ho. Organizzo i fogli sul tavolo creando una pila in un angolo. Il caffè scorre nella mia gola tiepido, il pc davanti a me segue le mie istruzioni. Prendo in mano il primo pezzo di carta. Qui descrivo l’infanzia di Psalmanazar: un bambino prodigio per le lingue, gli studi in una scuola francescana e poi in un‘accademia gesuita. Lui stesso a quanto pare dichiarò, nella sua autobiografia pubblicata dopo la sua morte, di aver raggiunto la fluidità nella lingua latina a soli sette anni e di essersi cimentato in competizioni con ragazzi molto più grandi di lui in questa pratica. La passione per le lingue lo accompagnò per tutta la vita e fu uno degli strumenti da lui usati per mettere in atto le sue imposture.

Mi soffermo un attimo per accendermi una sigaretta e per cercare tra gli appunti quello che io considero l’inizio della sua avventura da impostore. Me lo ero evidenziato in giallo. Eccolo, scritto forse a notte fonda vista la calligrafia quasi illeggibile.

George Psalmanazar lasciò presto l’accademia, e successivamente, dopo aver imparato l’inglese, decise di viaggiare in Francia fingendosi un pellegrino irlandese. Così poteva girovagare a basso costo e in modo sicuro. Per farlo si creò un passaporto falso e rubò un mantello da un reliquiario di una chiesa locale.

Sorrido all’idea di quest’uomo e della sua fantasia mentre tiro un’ultima boccata di fumo prima di schiacciare la cicca nel posacenere. L’idea di George non era male, ma non aveva fatto i conti con i francesi, popolo che conosceva bene i pellegrini irlandesi. Un fatto che poteva mettere a rischio i suoi piani.

Decise quindi di procurarsi un travestimento più esotico, attingendo alle informazioni necessarie dai rapporti missionari sull’Asia orientale di cui aveva sentito parlare dai suoi tutori gesuiti e finì per impersonare un giapponese convertito. In seguito arricchì l’immagine del personaggio fingendo di essere un giapponese pagano dai costumi bizzarri: come mangiare carne cruda speziata al cardamomo e dormire in posizione eretta su una sedia.

L’idea iniziale di girare per la Francia cercando di spingersi fino a Roma per qualche ragione non andò a buon fine, e tra il 1700 e il 1702 si spostò attraverso i vari principati tedeschi. Comparve poi nei Paesi Bassi dove servì come mercenario occasionale e soldato.

Fu proprio in quell’occasione che conobbe il sacerdote  Alexander Innes, cappellano di unità dell’esercito scozzese che, accortosi della truffa, divenne suo complice e lo battezzò come George Psalmanazar, in riferimento al re assiro Shalmaneser. Lo convinse anche a spostare la sua patria dal Giappone alla ben più ignota isola di Formosa, l’attuale Taiwan. I suoi costumi a questo punto si fecero ancora più bizzarri ed elaborati: seguiva un calendario straniero, adorava il Sole e la Luna con complessi riti propiziatori di sua invenzione. Costruì addirittura un alfabeto inventato  che usava correntemente sia nella scrittura che come lingua parlata (secondo lui la lingua madre dell’isola di Formosa).

I due nel 1703 decisero di spostarsi da Rotterdam a Londra con l’intento di incontrare i sacerdoti anglicani.

Il fascino esotico di Psalmanazar, le sue narrazioni di luoghi lontani e i suoi bizzarri costumi fecero ben presto presa sui londinesi. La Gran Bretagna dell’inizio del XVIII secolo era ben permeata dal sentimento anti-cattolico e anti-gesuita, e Psalmanazar seppe sfruttare appieno questo fatto: si descrisse come un nativo di Formosa rapito e trascinato in Francia. Un combattente che si oppose con tenacia all’intenzione di convertirlo al cattolicesimo.

Dichiarò inoltre di essersi convertito spontaneamente all’anglicanesimo attirando così la simpatia del vescovo di Londra e di altri stimati membri dell’alta società londinese.

Nel 1704, all’apice  di questa notorietà, pubblicò “An Historical and Geographical Description of Formosa”. Uno scritto che voleva essere una descrizione dettagliata delle usanze dell’isola. Dalla geografia all’economia politica, dalle usanze al rapporto con il sacro. Ma i fatti contenuti nel testo erano soltanto un amalgama di altri rapporti di viaggio, particolarmente influenzati dai resoconti sulle civiltà Atzeca e Inca e dalle descrizioni abbellite del Giappone.

Secondo Psalmanazar l’isola di Formosa era soggetta all’imperatore del Giappone, ed era un paese prospero con una capitale chiamata Xternetsa. I formosani erano poligami e cannibali, gli uomini avevano il diritto di mangiare le loro mogli per infedeltà e giustiziavano gli assassini appendendoli a testa in giù e riempiendoli di frecce. Inoltre  ogni anno sacrificavano il cuore di diciottomila ragazzi ai loro dei, e i loro sacerdoti ne mangiavano i corpi.

Questi sono solo alcuni dei dettagli descritti nel suo testo insieme a numerosi disegni (probabilmente eseguiti dallo stesso Psalmanazar). Alcuni dei quali, rappresentanti i nativi dell’isola di Formosa vestiti solo di un piatto d’argento o d’oro a coprire i genitali.

Il libro fu un successo, due edizioni inglesi e le edizioni francese e tedesca. Dopo la pubblicazione Psalmanazar fu invitato a tenere conferenze sulla cultura e la lingua formosana in varie occasioni, tra queste spiccano le lezioni tenute presso la Oxford University, dove parlò addirittura davanti alla Royal Society sfidando lo scettico Edmond Halley (astronomo, matematico, scopritore della famosa cometa che porta il suo nome), e addirittura Isaac Newton, che lo mise alla prova accusandolo di aver rubato le informazioni contenute nel suo libro da altri testi. La sua posizione cominciò a vacillare, e nel 1707, quando anche il suo complice Innes se ne andò in Portogallo come cappellano generale per le forze britanniche, dove sviluppò anche una forte dipendenza da oppio e fu coinvolto in diverse iniziative commerciali fuorvianti, la sua energica difesa della sua impostura cominciò a rallentare sfociando in una vera e propria confessione, prima agli amici e poi al grande pubblico.

Negli anni successivi lavorò per un certo periodo come impiegato in un reggimento militare, fino a quando alcuni sacerdoti gli offrirono del denaro per studiare teologia. Partecipò in seguito all’ambiente letterario di Grub Street, scrivendo opuscoli, editando libri e intraprendendo vari compiti a basso reddito. Imparò l’ebraico, fu co-autore di “A General History of Printing”(1732) di Samuel Palmer, fu ghostwriter in varie occasioni e rinnegò le sue imposture realizzando un’autobiografia. Non divulgò mai però la sua vera identità, tantomeno la sua data di nascita. Non sappiamo nulla sulle sue origini, di quest’uomo che condizionò il sapere di mezza Europa.

E mentre mi sguscio decine di semi di zucca trovati qua e là negli scaffali in cucina, ripenso a tutta questa storia. Tante domande si formano nella mia mente. Adesso, nell’era di internet e delle informazioni in tempo reale è difficile immaginare di poter creare un’impostura così grande. La cultura di un intero popolo inventata di sana pianta, l’informazione ufficiale che ne fa tesoro. Ma è davvero così impossibile ai giorni nostri? Forse cambiano gli strumenti, i modi, ma ogni tempo alla fine crea la sua realtà. Forse tutto si basa su ciò che crediamo? Certo è che per diversi anni la verità per quanto riguarda l’identità di uno stato e di un popolo fu quella descritta da George Psalmanazar. E adesso, che cosa rimane di tutto questo? Quali influenze questo strano personaggio ha portato ai giorni nostri? Mi vengono in mente le varie lingue artistiche, mi viene in mente Tolkien, La Terra di Mezzo del Signore degli Anelli, Star Wars, la lingua Dothraki nella serie “Game of Thrones”. In letteratura penso ai mondi fantasy di vario tipo, nelle descrizioni dei luogi, dei popoli e le loro abitudini e credenze.

Ma c’è una domanda che più delle altre mi frigge il cervello: per quale ragione George Psalmanazar non subì conseguenze dopo anni di imposture? Nessuna condanna, nessuna conseguenza a livello giuridico? Questo a mio avviso resterà uno dei più grandi dilemmi di tutta questa storia.

Ma adesso basta con Psalmanazar, basta con le sue frodi e le sue stranezze. Oggi è il compleanno di mia figlia, la vado a prendere dalla mamma per una bella giornata senza pensieri. Una decina di minuti in bagno per prepararmi, qualche indumento decente da indossare e poi una ventina di chilometri in auto.  

La strada scorre veloce sotto di me in questa giornata fredda e soleggiata. Poche auto percorrono la statale, il traffico aumenta solo in prossimità del paese dove abita mia figlia. Con la coda dell’occhio scorgo un bancomat sulla destra. Ho bisogno di prelevare un po’ di contante e c’è un parcheggio vuoto proprio lì davanti. Appena entrato digito il pin sulla tastiera, uno strano messaggio compare sullo schermo. Guardo dentro alla banca attraverso la vetrata e poi fuori in strada. Ho la sensazione di essere osservato ma intorno a me sembra tutto regolare. Torno sullo schermo, lo osservo di nuovo. Ancora quel folletto malefico con una scritta di fianco.

<Kiron ti invita a continuare la chat>.

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