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Che fine ha fatto Agatha Christie?

di Marco Morselli

Non era una notte buia e tempestosa quella del 3 dicembre 1926, quando la già famosa scrittrice di gialli Agatha Christie scomparve nel nulla. Quello che potrebbe essere il più classico degli incipit di uno dei suoi romanzi, è stato in realtà un episodio rimasto tuttora inspiegato nella biografia della Christie. Quella sera, verso le 21.30, la donna rimboccò le coperte alla figlia Rosalind nella sua casa nel Berkshire, dopodiché si mise al volante della sua Morris Cowley e cominciò a guidare verso Londra. La sua auto fu ritrovata poco dopo abbandonata su un dirupo, a Newlands Corner, nel Surrey. Nessuna traccia della Christie, nessun segno che la donna potesse essere stata coinvolta in un incidente. Nei giorni immediatamente successivi la stampa iniziò a speculare sulla notizia, immaginandosi ogni sorta di epilogo. Un suicidio? Una messa in scena? Una trama perfetta per un libro ma anche per i tabloid. In prossimità del luogo in cui era stata ritrovata la macchina, c’era una sorgente naturale, Silent Pool, in cui erano morti due bambini. Che la scrittrice si fosse uccisa lasciandosi annegare, magari trascinata dall’aura nefasta di cui quella zona era circondata? Ma nessun corpo riaffiorava da nessuna parte. Niente poteva sorreggere una teoria del genere. Eppure della donna nessuna traccia. Una trovata pubblicitaria per promuovere il suo romanzo appena uscito? Alcuni insistevano sul suicidio oppure, ancora più sinistramente, su un omicidio da parte del marito, Archie Christie, desideroso sbarazzarsi della moglie che già da tempo aveva scoperto una sua relazione con un’altra donna. Nelle ricerche furono coinvolti anche due scrittori famosi come Dorothy L. Sayers, l’autrice della serie di Lord Peter Wimsey e Arthur Conan Doyle, il creatore di Sherlock Holmes. Si pensava che le loro conoscenze, seppur derivanti dalla loro attività di scrittori di gialli, potessero essere utili alle indagini. Mentre la prima volle visitare la scena della scomparsa sperando di trovare qualche indizio, invano, Conan Doyle tentò la strada dell’occultismo. Nessun risultato. La notizia, nel frattempo, aveva fatto il giro del mondo, comparendo sulla prima pagina del New York Times.

Da undici giorni Agatha Christie era sparita nel nulla. Soltanto il 14 dicembre la donna fu ritrovata, viva e vegeta, in un albergo di Harrogate. Era stata riconosciuta da un suonatore di banjoo, un certo Bob Tappin, che lavorava per l’orchestra dell’hotel dove la donna, da giorni, soggiornava come se nulla fosse.

Secondo la ricostruzione di Scotland Yard, la scrittrice quella sera del 3 dicembre aveva lasciato la sua casa e viaggiato in macchina verso Londra, restando in panne durante il tragitto. Abbandonato il mezzo, avrebbe preso un treno per Harrogate. Giunta nella località termale, si era presentata presso l’Hotel Swan Hydro senza bagaglio e registrata con il nome di Theresa Neele. Coincidenza piuttosto bizzarra il fatto che avesse usato il cognome dell’amante del marito.

Agatha Christie scelse di non parlare mai più di questo episodio e furono in molti, negli anni successivi, a specularci sopra. Il marito sostenne che la donna avesse sofferto di un’amnesia temporanea dovuta all’incidente. Secondo il biografo Andrew Norman, invece, la scrittrice era caduta in una trance psicogenica, una condizione rara dovuta a un trauma o a una depressione. La Christie non solo aveva adottato personalità nuova, quella dell’amante del marito, ma non era stata nemmeno in grado di riconoscersi nelle foto dei giornali che quotidianamente sfogliava durante il soggiorno e che parlavano di lei e della sua scomparsa. Norman non esclude che il particolare stato mentale in cui si era ritrovata la donna avrebbe potuto concludersi con un suicidio.

La scrittrice recuperò completamente in poco tempo e riprese subito in mano la penna. Divorziò dal marito due anni dopo, nel 1928, e si unì in seconde nozze con l’archeologo Sir Max Mallowan. Tutto quello che successe in quei giorni, soprattutto nella notte del 3 dicembre, rimase e rimarrà sempre un mistero. Un enigma che forse nemmeno i suoi personaggi più arguti sarebbero stati in grado di risolvere.

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