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Scrivere con la regola del P.O.R.C.O., parola di Beppe Severgnini

di Luigi Pratesi

Il porco, chiamato sus in latino, comunemente maiale, è un animale docile, rosa e ben impresso nell’immaginario collettivo: per la caratteristica coda a ricciolo, perché grufola nel fango sporcandosi beatamente e per il suo modo di parlare poco elegante. Il famigerato grugnito.

Beppe, immagine dal sito www.beppesevergnini.com

Proprio per questa sua notorietà il giornalista, saggista, opinionista e conduttore televisivo Beppe Severgnini ne ha utilizzato il nome come acronimo per spiegare come si costruisce un buon testo, sia esso un articolo di giornale, un saggio o un romanzo.

Cari e care aspiranti scrittori, volete scrivere un racconto o un romanzo? Niente paura, basta seguire la regola del P.O.R.C.O., che non è un’offesa, ci mancherebbe.

P             come PENSA

O            come ORGANIZZA

R             come RIGURGITA

C             come CORREGGI

O            come OMETTI

In altre parole, prima di scrivere occorre pensare bene a cosa si vuol comunicare (la trama). Se non si ha niente da dire, non si dirà niente, per quanto bene lo si scriva.

Ma anche avere un contenuto interessante (sia esso una storia, una notizia o un pensiero) non basta. Occorre studiare bene come comunicarlo (la struttura). Tradotto significa farsi una scaletta o, più semplicemente, uno schema, un riassunto, una paginetta di appunti per non perdere il filo logico.

Solo a questo punto arriva il divertimento. Rigurgitare non è vomitare, ma poco ci manca. L’invito è quello di scrivere di getto, senza permettere alla mente razionale di bloccare la spontaneità, l’intuizione, la vena creativa. Siamo quindi alla prima stesura.

C’è tutto il tempo poi, dopo, per trovare la parola più giusta, limare i concetti, renderli più aderenti possibile a quello che vogliamo esprimere. È la fase della correzione di cui fa parte anche la O di ometti.

La regola del buono scrittore è: non dire più di quello che è funzionale alla storia. Va bene quindi un aggettivo, un avverbio, ma solo se aggiunge qualcosa al racconto, svela un dettaglio del personaggio o della trama.

In passato non è sempre stato così, ma la società attuale ha profondamente ridotto la capacità di attenzione dei lettori, con i molti e diversi stimoli che ci fornisce. In breve, la correzione – per essere efficace – deve portare a un testo più breve di quello uscito dalla prima stesura.

Tutto qua, miei cari. Spero di avervi trasmesso l’essenza di quello che è un buon modo di costruire una storia per Beppe Severgnini (e che mi trova personalmente molto d’accordo, lo confesso). In ogni caso, se preferite sentirvelo spiegare niente meno che da Beppe Severgnini in persona non avete che da cliccare su questo link https://www.youtube.com/watch?v=-rrfnLN6d_M.

Buon P.O.R.C.O. a tutti

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