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 Uno sguardo più urgente di un grido

di Enrico Pompeo

Titolo: L’amore dell’ultimo milionario

Autore: Francis Scott Fitzgerald

Editore: Minimum Fax

Pagine: 256

Questo ultimo romanzo di Fitzgerald, rimasto incompiuto, ma tradotto al cinema subito dopo la morte improvvisa dello scrittore nel 1940, da Elia Kazan, già pubblicato in passato con il titolo ‘Gli Ultimi fuochi’ in una versione rabberciata e poco fedele alle intenzioni dell’autore, viene oggi riproposto da Minimum Fax, in un’edizione rigorosa, filologicamente attenta e scrupolosa. Dobbiamo ringraziare questa scelta di ripubblicazione frutto di un lavoro così dettagliato, con un’appendice finale ricca di lettere e riflessioni su questo libro dell’autore stesso, perché ci permette di entrare in contatto con il mondo di uno dei più importanti interpreti della narrativa e della letteratura mondiale. Ancora una volta si narra la vita di una personalità fuori dal comune, toccata dalla fama, dal successo, ma divorata dalla ricerca di una piena corrispondenza tra se stesso e l’Altro, dalla volontà di trovare un amore che sfugge, non risulta mai come lo si vorrebbe. Forse perché, per aprirsi all’altra persona, occorre prima essere in pace con se stessi e questo è quello che rimane di irrisolto in quasi tutte le storie di questo immenso scrittore.

Qui il protagonista è Monroe Stahr, un produttore cinematografico di Hollywood, interpretato magistralmente sul grande schermo da Robert De Niro, dietro il quale è facile individuare i tratti di Irvin Thalderg, boss della Metro Goldwin Major degli anni d’oro del cinema americano nei primi decenni successivi alla fine della prima guerra mondiale. Un protagonista che può ricordare il Grande Gatsby, ma con ancora più spessore e tormentata vita interiore. La sua vita è raccontata da Cecelia, la figlia di un altro magnate della celluloide, chiaramente meno potente di Stahr e invidioso del suo ruolo. La ragazza, invece, subisce il fascino di quest’uomo, capace di comprendere e accogliere i pensieri, le emozioni dei suoi interlocutori, ma non di decifrare i propri. Stahr ha il dono di far stare gli altri a proprio agio in sua presenza, ma di non trovare mai il posto per sé, la sua collocazione, al di fuori del suo lavoro.

Vedovo e già triste per questa vicenda, un giorno, per caso, conosce una ragazza e tutto diventa diverso,  nasce una storia d’amore, che Fitzgerald tratteggia con quella sua capacità quasi unica di delineare i sentimenti non togliendo loro nessuna caratteristica, pur non risultando zuccheroso o ridondante. Come in ‘Tenera è la notte’, altro capolavoro assoluto, anche in questo romanzo, questo incontro mescola l’incanto, la magia alla paura, al dolore, restituendo l’altalena delle emozioni che, sempre, contraddistinguono l’animo umano.

Questa storia, pur non completamente rivista dall’autore, morto poco prima di concluderne l’ultima revisione, contiene tutte le caratteristiche care a Fitzgerald, in primis la riflessione sul rapporto tra realtà e finzione, qui esemplificata dall’ambientazione tutta orchestrata dentro gli studios cinematografici di Hollywood e gli ambienti, ville o spazi per incontri, che sono parte integrante di quel mondo.

E poi la lotta infinita dell’uomo apprezzato da tutti ma insicuro, debole, fragile lontano dallo sguardo degli altri.

Con un linguaggio unico, capace di rappresentare tutta la gamma delle emozioni umane con leggerezza lessicale, ma con un’esattezza impressionante, questo libro commuove, tocca corde interiori profonde, ed è un ritratto, tenero, ma anche autunnale, sofferente di un’anima, nella quale, forse, c’è anche l’eco degli ultimi anni, difficili, di vita dell’autore stesso.

Buona lettura di questo capolavoro.

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