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“Le storie sono il catalogo dei destini che si possono dare a un uomo o una donna”

di Enrico Pompeo

Titolo: Lezioni americane
Autore: Italo Calvino
Edizioni: Mondadori
Pag.156

Che cosa significa raccontare? Quali i criteri da seguire nella scrittura di una storia? Quali i valori letterari che voglio trasmettere? E, da lettore, in base a quali considerazioni posso scegliere un libro invece di un altro? Da cosa è opportuno farsi guidare?

Sono domande che si presentano, costantemente, a chi ama la lettura e a chi, oltre a questo, cerca di farsi narratore.

Esistono molti manuali di riferimento ma, ancora una volta, i classici possono illuminare e fornire indicazioni più significative.

Italo Calvino, oltre a essere uno scrittore di storie ineguagliabile, ha continuato, per tutta la sua carriera, a interrogarsi su questi argomenti, attraverso interventi raccolti su riviste o giornali, parlando a convegni, a conferenze.

Per chi volesse approfondire, è preziosa la raccolta intitolata ‘Una pietra sopra’, che lo stesso autore definisce “un insieme di scritti che contengono dichiarazioni di poetica, tracciati di rotta da seguire, bilanci critici …”.

Ma il libro che più di ogni altro illustra la visione di questo immenso autore su quello che dovrebbe, o forse è meglio dire, potrebbe essere la letteratura nel futuro, è ‘Lezioni americane’.

Si tratta di un libro che raccoglie i testi che avrebbero dovuto fungere da orientamento, da traccia per lo scrittore durante il ciclo di sei conferenze al quale fu invitato, come relatore, dall’Università di Harvard, Cambridge nel Massachusetts, in USA e che l’autore non poté esporre, data la morte improvvisa avvenuta la notte tra il 18 e il 19 Settembre del 1985, quando, ormai, si stava preparando alla partenza dall’Italia per gli Stati Uniti.

È quindi l’ultimo suo lavoro, al quale si dedicò con trasporto e attenzione fino a pochi giorni prima della sua scomparsa.

Calvino traccia un itinerario alla scoperta dei valori letterari che andrebbero, secondo lui, traghettati verso il nuovo millennio, per illuminare la scrittura:

“la leggerezza, la rapidità, l’esattezza, la visibilità, la molteplicità, la consistenza.”

Di queste riflessioni abbiamo le prime cinque, mentre manca l’ultima. Inoltre, nel libro è inserita un’appendice, dal titolo ‘Cominciare e finire’, che contiene alcuni riferimenti alle scelte eseguite e al metodo di lavoro proposto da Calvino per chi vuole cimentarsi nella scrittura.

In queste pagine Calvino sottolinea l’importanza di provare a limitare la naturale tendenza alla verbosità che attanaglia ogni penna, a ridurre la pesantezza per aprire spazi all’immaginazione del lettore e spingere quest’ultimo ad assumere un ruolo sempre più importante, partecipe, coinvolto alla scoperta del senso di ciò che esiste sulla pagina.

Provare a essere rapidi, che non significa andare di fretta, ma spostarsi con agilità da una parola all’altra, senza creare densità che rallenta il ritmo, affinare la capacità di trovare il termine esatto per denotare ed insieme connotare, per descrivere ed evocare, trasformare il linguaggio in una catena ininterrotta di immagini che sono apparizioni, fiammelle di luce, visibili come segnali di percorso.
Imparare ad usare i differenti registri linguistici, in un’ottica di molteplicità di voci e punti di vista che possono provare a raccontare il caleidoscopico paesaggio del reale: tutto questo è scrivere. O almeno dovrebbe tendere a questi traguardi. Ed è su questi parametri che dovrebbe affinarsi l’esperienza di lettura e il giudizio di merito su un racconto o romanzo.

Il simbolo di questa dimensione creativa è Mercurio, il messaggero degli dei, che, con i calzari alati, si muove etereo, però sicuro, capace di assumere diverse forme, ma di rimanere se stesso, in un oscillare continuo tra identità e alterità.

Quest’opera, che ha ormai compiuto i trentacinque anni, mantiene intatte le sue prospettive di indirizzo; anzi, è più che mai attuale.
In un mondo, infatti, sempre più dominato da un delirio analitico senza precedenti, che viene proposto come principale strumento per scomporre la complessità sfuggente del reale, la voce di questo Maestro andrebbe ascoltata di più, per rompere le barriere tra le diverse forme del sapere in una prospettiva più ampia, globale, feconda di circolazione di idee, conoscenze, percorsi creativi, non restrittivi, ma autentici.

Un’opera imprescindibile, da tenere sempre a portata di mano, prima di andare in libreria o di mettersi a scrivere, per ricordare che ogni singola parola è importante, non solo per ciò che dice, ma, e soprattutto, per quello che suggerisce, evoca, richiama.

Buona lettura.

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