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Diego Di Dio: editare e far pubblicare libri è una soddisfazione, ma niente è come scrivere

di Luigi Pratesi

L’ultimo romanzo di Diego Di Dio, Fore Morra (Fanucci), è un thriller ambientato tra Napoli e l’hinterland casertano, un romanzo che non sacrifica l’approfondimento psicologico dei personaggi sull’altare della trama, che ti porta dentro alla storia e ti ci tiene incollato, che ti fa vivere personaggi ed emozioni con intensità.

Ma Diego non è solo autore, è anche editor, agente letterario, insegnante di scrittura e di editing, nonché direttore della collana Spettri per la casa editrice Alter Ego Edizioni.

In questa società che, molto più del passato, privilegia la specializzazione, lui è riuscito a fare della sua passione un lavoro a tempo pieno, anzi pienissimo, e a vivere il mondo dell’editoria a trecentosessanta gradi.

Come ci è riuscito? Glielo abbiamo voluto chiedere.

“Non è facile, inutile negarlo. La specializzazione c’è, deve esserci, ma credo che per svolgere tutti questi lavori (scrivere, insegnare scrittura, insegnare editoria, editare, dirigere una collana, valutare i testi) e non impazzire ci voglia solo una grande passione; ferma restando la preparazione, è la passione forte e totalizzante che riesce a tenere tutto insieme. Non altro.”

Hai scritto È tempo sprecato uccidere i morti (Dunwich, 2013), Il mercato dell’editora (Primiceri, 2016), Fore Morra (Fanucci, 2017) oltre a pubblicare racconti con il Giallo Mondadori. Nel 2015, poi, hai fondato l’agenzia letteraria Saper Scrivere, che offre servizi editoriali quali la rappresentanza degli autori, l’editing e corsi di scrittura. Ma Diego Di Dio, quando scrive un libro, si rivolge ad altri editor?

“Certamente. Nessuno può autoeditarsi, checché se ne dica. Di solito il testo passa in mano a qualche beta-reader, ma subito dopo se ne occupa l’editor della casa editrice con la quale devo/voglio uscire. Per esempio, Fore morra è stato editato, in prima battuta, dallo stesso Sergio Fanucci.”

L’editing è un’attività forse poco conosciuta dai non addetti ai lavori, ma molto importante per uno scrittore e ancora di più per chi aspira a diventarlo. Rappresenta il lavoro dietro le quinte, quello fatto per rendere un libro accattivante per il pubblico. Pensi che l’abitudine degli scrittori, ma anche delle case editrici, di affidare un testo prima della pubblicazione a un editor porti verso una omologazione della letteratura o ritieni che ci sia ancora spazio per l’innovazione e l’originalità?

“Non sono mai stato d’accordo con il discorso sull’omologazione: gli editor non sono nati ieri, ma ci sono da decenni. Calvino, per esempio, era un grande editor. Gordon Lish anche, per menzionare la famosa storia con Carver. L’editing, in nessuna delle sue sfaccettature, dovrebbe portare a una omologazione degli autori, e questo risultato si può ottenere, secondo me, solo attraverso una profonda specializzazione degli editor stessi: ci dovrebbero essere editor esperti di giallo-thriller, editor esperti di fantasy, editor esperti di narrativa generalista ecc. Se un editor si occupa di tutto, allora sì, finirà per favorire un processo di omologazione. Per questo motivo, ritengo che nessun editor possa lavorare con tutti i generi. Ci sono alcuni generi che io in primis, per esempio, non affronto, perché non mi sento abbastanza preparato.”

Personalmente trovi difficile lavorare come editor su testi di generi letterari che rispondono meno al tuo gusto personale?

“Sì, molto. Senza andare nello specifico degli obblighi contrattuali, spesso ci si trova a lavorare su testi che, francamente, non piacciono. Pazienza. Un editor è anzitutto un lettore, quindi ha i propri gusti personali, e questi non sempre vanno di pari passo con i lavori che gli vengono richiesti.”

A questo punto dobbiamo chiedertelo: ti dà maggiori soddisfazioni vedere le tue storie prendere forma o aiutare gli altri a plasmare le loro, sapendo che in esse c’è comunque anche un po’ di te?

“Editare e far pubblicare libri è una grandissima soddisfazione (è il mio lavoro), ma sarò sincero: niente mi dà soddisfazione come scrivere. La scrittura è il mio amore più grande, anche se spesso le sottraggo del tempo che sono obbligato a dedicare ad altro.”

Sei anche direttore della collana Spettri per Alter Ego Edizioni. Quali caratteristiche deve avere oggi un libro per essere appetibile per una casa editrice?

“La collana Spettri si occupa di giallo, thriller e noir. Non posso risponderti per le altre case editrici (ognuna ha i propri criteri), ma posso risponderti per la collana che dirigo: cerco testi di qualità, scritti bene, avvincenti, che sfruttino gli stilemi ormai conosciuti del giallo o del thriller per andare oltre, per lasciare una traccia, per parlarci degli uomini e delle donne di oggi; è questo che cerco, un giallo-pretesto.”

Come è cambiato, secondo te, il mondo dell’editoria nell’era degli e-book e del self publishing? Giusto affidarsi ancora alle case editrici tradizionali?

“Non condanno il self-publishing (anche io, qualche anno fa, ho pubblicato un racconto in self), ma l’editoria che continuo a prediligere è, e resterà sempre, quella tradizionale. L’editoria tradizionale presenta un elemento che il self non avrà mai: la selezione a monte. Ci sono tantissimi libri self di ottima qualità, sia chiaro, ma quando un editore ti sceglie e decide di investire su di te, francamente, è tutta un’altra storia.”

Perché gli scrittori dovrebbero affidarsi ad un agente letterario, e quanto è utile una intermediazione tra l’autore e le case editrici?

“Le agenzie letterarie, ormai da parecchi anni, sono una realtà affermata all’interno del mercato editoriale; è ovvio che la presenza di un’agenzia (purché sia seria e lavori bene) garantisce all’autore quel livello di protezione che altrimenti non avrebbe. Per esempio, m’imbatto spesso in autori che non hanno mai letto un contratto editoriale: come potrebbero giudicarne la bontà o meno, senza un professionista che glielo spiega? Ecco, l’agente serve anche a questo, oltre a curare il testo, procacciare un editore, stimolare lo scrittore.”

Per finire, tre consigli ai lettori di Offline: il libro che secondo te tutti dovrebbero aver letto almeno una volta nella vita, il romanzo a cui hai fatto l’editing che consiglieresti di leggere e il tuo libro/racconto che deve assolutamente leggere chi vuole conoscere Diego Di Dio.

“Il libro che tutti dovrebbero aver letto? Ne dico due: “Il nome della rosa” di Eco e “It” di King.

Un romanzo editato che consiglio? Non voglio fare preferenze, quindi consiglio l’ultimo da me curato: si tratta di “Ninnanò” di Fausto Romano, appena uscito per la collana Spettri (Alter Ego).

Un mio libro o racconto? Anche qui mi prendo la libertà di consigliarne due: il romanzo “Fore morra” (Fanucci), ovviamente, e il racconto “Il supereroe” (Delos Digital).”

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