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Sembra fantascienza, ma non lo è, si tratta di destino.

Il primo contatto risale a qualche mese fa. Era una giornata fredda e piovosa… o forse no. Nella casella di posta di Rivista Offline apparve una mail. Agenzia Z ci ha proposto una collaborazione a cui non potevamo dire di no. Non era la consueta richiesta di pubblicare sul nostro spazio un racconto o una recensione, ma il desiderio di creare qualcosa insieme, di immaginare mondi e modi per collaborare.

Noi di Offline atterriamo sul pianeta fantascienza in punta di piedi. Abbiamo portato avanti per due anni la serie a puntate “Ordinaria follia”, che strizza l’occhio a temi cari alla letteratura di genere: la realtà artificiale, ai mondi virtuali e il desiderio di sconfiggere la morte. Lo abbiamo fatto da profani, con un esperimento letterario, quello della scrittura condivisa, in cui ciascuno degli autori portava avanti il racconto precedente, libero di stravolgere trama e personaggi. Prima ancora, avevamo esplorato questo mondo fantastico con un’intervista allo scrittore Lukha B. Kremo, ma interagire con Agenzia Z ci ha stimolato sin da subito perché ci ha consentito di aprirci a questo genere letterario che stuzzica la creatività come pochi altri.

Abbiamo così dedicato un intero numero di Offline (il n.20 “Il nostro diario del capitano, data stellare 2023.6”) alla fantascienza e, per la prima volta, grazie proprio ad Agenzia Z, lo abbiamo stampato in formato cartaceo.  Oggi, siamo pronti a scaldare i propulsori e navigare a velocità curvatura verso nuovi orizzonti. Iniziamo le fasi del decollo quando ci accorgiamo che Luca, co-fondatore di Agenzia Z, ha scritto un racconto lungo.

Fermi tutti, ci siamo detti. Prima di spaziare nell’iperuranio tiriamo un secondo il freno a mano e facciamo quattro chiacchiere con lui. La sua storia rievoca le atmosfere di Jules Verne, Star Trek, Ritorno al Futuro, Spazio 1999 o della rivista Urania, più che la fantascienza che va per la maggiore oggi, impegnata sul sociale, creatrice di mondi distopici, affascinata dalla manipolazione della mente, sulle orme piuttosto di altri grandi precursori e maestri di inizio Novecento, come Asimov, Philip Dick o George Orwell. 

Il testo, in rigoroso formato A5, come da marchio di fabbrica per Agenzia Z, ricorda esso stesso atmosfere ormai sbiadite nel tempo. Un racconto facile sia da maneggiare che da digerire, ma soprattutto perfetto per catapultarsi nell’infinito universo. E questo ci catapulta subito verso la prima domanda.

1) L’ Agenzia Z in tre aggettivi. Dove nasce la vostra passione per la fantascienza?

Ambiziosa, intrigante e appassionante. Direi che questi tre termini racchiudono a pieno la nostra piccola realtà indipendente.

Ambiziosa perché abbiamo un grande amore per la scrittura che ci porta a una continua ricerca di cose nuove, ad aggiornarci e a colmare le lacune che potremmo avere per inesperienza, con il desiderio – e l’ambizione, appunto – di proporre un modo di leggere “nuovo”, fatto di letture più accessibili ai tempi moderni anche per lettori non convenzionali, i così detti “lettori Casual”, che vorremmo far appassionare al mondo della letteratura e della fantascienza scritta, non solo visiva o videoludica.

Intrigante perché cerchiamo sempre di proporre qualcosa di nuovo, ci piace molto l’idea di proporre nuovi mondi, realtà o personaggi raccontati da autori diversi in modo da avere una più ampia proposta di racconti. Inoltre, lavorando perlopiù con scrittori, disegnatori e fumettisti indipendenti del panorama italiano c’è un continuo scambio di idee, proposte e opinioni che sfociano in progetti editoriali, non necessariamente in forma scritta.

Appassionante perché mettiamo tanta ma tanta passione in quello che facciamo, una passione genuina e radiosa per la fantascienza e per la letteratura che nasce grazie alle produzioni degli anni ’90 e 2000 e che speriamo di riuscire a trasmettere con nostri lavori al pubblico. Ci hanno ispirato Stargate come film e serie TV, Nathan Never come fumetto, Deus Ex e Half Life come videogioco. Queste storie ci hanno lasciato la passione per ciò che è criptico, enigmatico, misterioso… insomma tutto quello che è anomalo.

2) La fantascienza nasce dal genere fantasy andando via via ad acquisire caratteri propri. Eppure c’è ancora molta confusione nel lettore non appassionato. Cosa è per voi la fantascienza?

La realtà è che i due mondi sono molto similari, entrambi hanno una costante presenza di elementi immaginari accostati a elementi reali, basti pensare che molti dei primi racconti di fantascienza avevano mondi alieni con stili di vita e strutture sociali molto “Fantasy”, con la presenza di re e regine, draghi o maghi ma rivisti in chiave futuristica.

Proprio per questo motivo per noi la fantascienza è quel calderone che racchiude tutte le storie che hanno quel fattore anomalo o inspiegabile che dicevamo prima, amiamo tutto il mondo della fantascienza e tutte le sue sfaccettature. Ci piace leggere storie che siano avvincenti e originali, non siamo grandi amanti delle etichette… se una storia ci piace vogliamo farla conoscere al nostro pubblico che dimostra di apprezzare questa filosofia.

3) Relativamente alle vostre edizioni, che caratteristiche deve avere un testo di fantascienza per essere pubblicato?

Deve saperci rapire. Quando lo leggiamo deve catturare la nostra attenzione, deve contenere quella componente di mistero e di inspiegabile che fino alla fine della lettura ci deve far pensare “dove diavolo andrà a parare?” Non ci limitiamo a storie di alieni e navicelle spaziali, ma cerchiamo un’idea originale, surreale e strutturata. Vogliamo che i nostri lettori rimangano incollati alla storia, curiosi di scoprire quale realtà si cela all’interno di essa.

4)  Dalla letteratura – romanzo scientifico o pseudoscientifico e fantasy – ai fumetti, al cinema fino ad arrivare ai videogiochi. Qual è il miglior supporto al genere fantascienza?

Da questo punto di vista la fantascienza è sempre stata molto brava a mutare e migrare con il passare degli anni. Nata come racconti e illustrazioni, ha saputo negli anni assecondare le nuove tecnologie. A nostro parere, il supporto che più la valorizza è il videogioco, anche per una questione di credibilità: non è mai semplice rappresentare in disegno o su schermo qualcosa di futuristico o fantascientifico mentre il mondo digitale ha saputo dare una certa forma e credibilità al genere.

5) Secondo la vostra esperienza, si fa e si legge più fantascienza di evasione o più fantascienza con sfondo sociale?

A Tal proposito mi piace citare due grandi del genere:

“La fantascienza è un genere sovversivo, adatto a chi vuole porre domande scomode.” (Philip K. Dick)

“La fantascienza finge di guardare dentro il futuro ma in realtà guarda il riflesso della verità che è davanti a noi.” (Ray Bradbury)

A mio parere chi la scrive ha sempre una componente di critica sociale, tenta di creare determinate situazioni sociali all’interno di un mondo fantascientifico, chiede sempre al lettore una certa preparazione e un certo pensiero indipendente e critico verso la società; cerca di raccontare cosa non piace e di come si potrebbe cambiare o distruggere quel sistema.

Dal punto di vista dei lettori, invece, credo che oggi siano più i fruitori, coloro che leggono per evadere dal quotidiano, che i ribelli.

6) Fantascienza: utopia o distopia? Quale è lo scopo della fantascienza, intravedere possibili futuri per l’umanità in cui si mettono a frutto le potenzialità del genere umano e quindi dare suggerimenti a governi e governanti, oppure intravedere i rischi verso cui l’umanità sta andando e quindi mettere in guardia le persone dalle deviazioni verso cui le attuali forze al potere potrebbero condurci?

Il bello della fantascienza è che spesso racchiude entrambe le visioni all’interno dei suoi racconti. Si prova a spiegare quali sono i problemi di un sistema o di un governo, ma allo stesso tempo si cerca di mettere attenzione su temi delicati e attuali come, ad esempio, riscaldamento globale o energia rinnovabile, anche perché tante volte uno è strettamente legato all’altro. Iniziare a spiegare e sviscerare un tema come l’energia rinnovabile ti porta a pensare che ad oggi si utilizzano ancora fonti di energia come combustibili fossili o combustibili nucleari perché ci sono degli interessi e dei guadagni ben precisi verso una fetta di persone che fa parte del sistema o del governo stesso; ergo si cerca di affrontare in modo progressista il futuro, ma si porta anche il lettore a fare una riflessione di livello sociale. Per certi versi la fantascienza tramite un percorso sia utopico che distopico si pone l’obbiettivo di creare una visione più ottimista e progressista del futuro.

7) Anche dal punto di vista delle tecnologie, ci sono governi che finanziano gli scrittori di fantascienza per incentivarli a produrre idee e progetti potenzialmente realizzabili, quanto pensate che gli scrittori di oggi lavorino di totale fantasia e quanto invece pensino a un reale aggancio con la realtà?

Diciamo che l’attuale situazione italiana porta gli autori a ragionare principalmente in termini teorici, anche perché da parte delle istituzioni non c’è interesse nell’incentivare una ricerca tecnologica con questo canale. Viviamo in un sistema non meritocratico e tali finanziamenti nella maggior parte dei casi finiscono a persone che non se li meritano. Questo però è un problema principalmente nostro. Forse l’esperimento più interessante è stato la collaborazione tra la Sergio Bonelli Editore e l’astronauta Luca Parmitano per un numero speciale di Nathan Never, ma sono progetti rari che spesso non ottengono il giusto riconoscimento.

8) Come casa editrice avete pubblicato il tuo libro, “Turno di notte”, dove ci sono umani che, normalmente, nutrono sentimenti di amicizia, paure, pulsioni sessuali, i quali però hanno a che fare con mostri alieni e passaggi dimensionali. Questa è un tipo di storia fantascientifica in cui la normalità viene calata nella fantascienza e viceversa. Quanto ti è stato difficile realizzarle tutto ciò restando credibile?

In realtà la realizzazione di Turno di Notte è stata più semplice del previsto. Non mi definisco uno scrittore, mi piace pensarmi come “un appassionato che racconta delle storie” perché a conti fatti non ho una formazione in ambito letterario, ma mi è sempre piaciuto raccontare storie, complice la mia grande immaginazione. L’idea di questa saga nasce nei tanti anni in cui ho lavorato come tornitore nel settore metalmeccanico: la realtà della classe operaia la conosco bene e mi ha sempre affascinato l’idea di fondere la mia esperienza lavorativa, schiava dei tempi moderni con i suoi contratti e i suoi orari precari, con la mia fantasia. Inoltre, durante i vari lavori ho avuto modo di lavorare con tante persone di etnie, culture ed età diverse, arricchendo anche il mio bagaglio personale con tante informazioni e esperienze che poi si sono insinuate nei miei racconti.

9) È questo è il tipo di storie che privilegiate in Agenzia Zeta?

Agenzia Z vuole essere un grande calderone di idee, accomunate da un sottile filo che è il tema della fantascienza in tutte le sue forme. L’obbiettivo ambizioso che ci siamo prefissati è quello di creare una collana di romanzi che sappia appassionare coloro che cercano una lettura accessibile per i tempi moderni, i quali costringono le persone a ritmi molto serrati con poco tempo tra un impegno e l’altro, in modo da poter soddisfare il loro desiderio di leggere. Privilegiamo storie dove l’impossibile diventa possibile, dove si trascende il reale, si supera il razionale e si tocca una dimensione fantastica che trasporta il lettore in una visione progressista del futuro. Vogliamo storie che alimentino bisogno e il desiderio di leggere e che, a romanzo concluso, facciano venire voglia al lettore di affacciarsi alla finestra e dire: “Voglio crederci”.

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