di Marco Mastrorilli
Chi ama la letteratura italiana sa bene quanto l’opera di Italo Calvino sia attraversata da una presenza costante della natura e degli animali. Nei suoi racconti, nei romanzi e negli scritti saggistici, il mondo non umano non compare mai come semplice sfondo decorativo: alberi, insetti, uccelli e creature di ogni tipo entrano invece in relazione con gli esseri umani, contribuendo a costruire universi narrativi complessi e ricchi di significato. Esplorare questa dimensione significa scoprire un aspetto fondamentale della sua immaginazione letteraria e rendersi conto di quanto, sotto molti aspetti, Calvino sia stato quasi pionieristico nel modo di pensare il rapporto tra uomo e natura.
Negli ultimi anni la critica ha iniziato a rileggere questa parte della sua opera alla luce delle questioni ambientali contemporanee.
Gli studi provenienti dalle Environmental humanities hanno infatti messo in evidenza come molte intuizioni di Calvino anticipino interrogativi oggi centrali: l’impatto delle attività umane sugli ecosistemi, la convivenza tra specie diverse negli spazi urbani, la continua trasformazione degli ambienti naturali. In questa prospettiva, gli animali presenti nei suoi testi non sono soltanto figure narrative, ma diventano strumenti attraverso cui riflettere sul nostro modo di abitare il mondo e sulle responsabilità che ne derivano.
In questo contesto si inserisce lo straordinario lavoro della studiosa Serenella Iovino, che nel volume Gli animali di Calvino: Storie dall’Antropocene (Treccani nella collana Visioni), vincitore del Premio letterario Green Book 2025, ha proposto una lettura ecologica dell’opera calviniana, mettendo in evidenza il ruolo degli animali come mediatori tra letteratura, scienza e riflessione ambientale.
Serenella Iovino è James Gordon Hanes Distinguished Professor in Humanities dove ha inaugurato la prima cattedra congiunta di Italian Studies and Environmental Humanities alla University of North Carolina.

È considerata a tutti gli effetti una delle voci più accreditate dell’ecocritica internazionale e il suo sguardo sulle opere letterarie di Calvino sono di grande importanza.
In una mia intervista condotta per il canale YouTube del Parco Oglio Sud, questa autrice ricordava quanto sia importante la semiotica nella comprensione della vita animale, che sono il sentiero percorso dallo stesso Calvino.
Iovino ci ricorda: Il mondo per ogni specie è un ambiente di segni. Questo lo diceva un importante zoologo estone Jakob Johann von Uexküll, che negli anni ’30 ha scritto un libro molto importante “Ambienti umani e ambienti animali” nel quale propone un’intuizione geniale e fondamentale ovvero ogni animale ha un Umwelt, che letteralmente è il mondo che ci abbraccia, ha un proprio mondo semiotico, un mondo di segni e questo si traduce in uno sviluppo biologico, cognitivo degli animali, inclusi gli essere umani, passa attraverso i segni che l’animale legge nel mondo.”
Il mondo animale attraversa in modo costante e profondo l’opera di Italo Calvino. Nei suoi racconti, romanzi e saggi gli animali non sono semplici comparse o allegorie: diventano spesso interlocutori silenziosi dell’essere umano, presenze che mettono in discussione il modo in cui abitiamo il mondo. La loro presenza diffusa suggerisce che l’immaginario calviniano non può essere separato dalla dimensione biologica e naturale della vita.
Fin dagli esordi questa sensibilità è evidente. Il primo romanzo di Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, pubblicato nel 1947, porta già nel titolo un riferimento animale, così come in diversi opere come Ultimo viene il corvo o il racconto La formica argentina.
Nel corso degli anni il bestiario calviniano si arricchisce: cavalli araldici, gatti urbani, conigli da laboratorio, uccelli, insetti, animali fantastici e cosmici popolano i suoi testi. È difficile immaginare la sua opera senza questa moltitudine di presenze non umane.
In molti casi gli animali permettono a Calvino di osservare la realtà da una prospettiva diversa ma sempre in relazione con il mondo degli umani e forse uno degli esempi più fulgidi è presente nella narrazione di Marcovaldo.
Marcovaldo ovvero Le stagioni in città viene pubblicato per la prima volta nel 1963 da Einaudi.
Il libro raccoglie venti racconti brevi, organizzati attorno al ritmo delle quattro stagioni. alcune delle quali già uscite a episodi sulle pagine de L’Unità, organo editoriale del Partito Comunista Italiano, all’epoca in cui Calvino ne era militante.
Il protagonista, Marcovaldo, è un operaio povero e padre di una famiglia numerosa: un uomo semplice, ingenuo e dall’animo gentile, che finisce spesso coinvolto in situazioni difficili o paradossali, subendo piccoli torti e umiliazioni quotidiane.
Uno degli aspetti più significativi dell’opera, che emergerà con maggiore chiarezza nel corso dell’analisi, è il rapporto tra l’uomo e l’ambiente nonché nella relazione tra uomo e animali che sono frequenti nell’opera. In tutti i racconti si manifesta infatti una tensione costante tra una società urbana sempre più grigia e alienata e una natura fragile, che continua a resistere all’interno della città nonostante le pressioni e le trasformazioni imposte dall’uomo. Il protagonista è una figura quasi comica, costantemente disorientata e fuori sintonia con i meccanismi della società industriale ed economica che governa la vita urbana. Allo stesso tempo, però, si dimostra un osservatore attento della fauna e della flora che lo circondano.
Animali e piante, proprio come Marcovaldo, sembrano infatti costretti a lottare per ritagliarsi uno spazio all’interno di un ambiente cittadino che li spinge ai margini, in una quotidianità complessa e spesso ostile.
Uno dei racconti più toccanti e strazianti per certi aspetti è Ultimo viene il corvo che racconta di un bue di Montebello che nella sua vita non aveva mai conosciuto la libertà dei campi, di un pascolo libero né la dimensione naturale di una mandria a cui appartenere.
A farla da padrona emerge invece un forte senso di oppressione, sfruttamento nonché da forti percosse del capofamiglia.
Il messaggio così forte, crudo e doloroso è insito proprio nell’impossibilità di sottrarsi alla propria sorte, nonché nella tragica accettazione di questo status, come se la salvezza non fosse nemmeno immaginabile.
In Palomar lo sguardo si sofferma sugli animali come su veri e propri soggetti di conoscenza: le tartarughe e il gorilla albino, Fiocco di neve, allo zoo di Barcellona, diventano occasioni di riflessione sul rapporto tra osservatore e mondo osservato.
Sulle tartarughe, Calvino si sofferma sugli amori rettilinei scrivendo: […] Cos’è l’eros se al posto della pelle ci sono piastre d’osso e scaglie di corno? Ma anche quello che noi chiamiamo eros non è forse un programma delle nostre macchine corporee, più complicate perché la memoria raccoglie i messaggi d’ogni cellula cutanea, d’ogni molecola dei nostri tessuti e li moltiplica combinandoli con gli impulsi trasmessi dalla vista e con quelli suscitati dall’immaginazione? […].
Nel racconto “Gli amori delle tartarughe”, il protagonista Palomar osserva nel proprio giardino due tartarughe impegnate in un lento inseguimento che precede l’accoppiamento. Quella che sembra una semplice scena naturale diventa presto occasione di riflessione. L’episodio si trasforma infatti in uno spunto per interrogarsi sui confini e sulle dinamiche dell’eros, osservato da una prospettiva insolita e quasi scientifica.
Attraverso lo sguardo di Palomar, l’osservazione del comportamento animale apre così a una riflessione più ampia sulla condizione umana. Si stabilisce un confronto implicito tra l’animale non umano e l’animale umano, una tensione interpretativa che attraversa anche altri racconti e che rivela come l’osservazione del mondo naturale diventi, in Calvino, uno strumento per comprendere meglio i comportamenti, i desideri e le contraddizioni dell’uomo.
Sempre in Palomar troviamo un altro interessante racconto Il fischio del merlo, che leggiamo nelle parole di Calvino: […] Il fischio dei merli ha questo di speciale: è identico a un fischio umano, di qualcuno che non sia particolarmente abile a fischiare, ma che si trovi ad avere un motivo per fischiare, una volta tanto e per una volta sola, senza intenzione di continuare, e lo faccia con un tono deciso ma modesto e affabile, tale da assicurarsi la benevolenza di chi lo ascolta. […]
Anche in questo racconto, appartenente alla osservazioni di Palomar in giardino, rappresenta la prima manifestazione esplicita della passione del protagonista per gli uccelli. Come si vedrà nel corso della sua opera, infatti, la presenza dei volatili tornerà più volte nelle sue riflessioni e nelle sue osservazioni.
Nel tardo pomeriggio una coppia di merli è solita frequentare il cortile della casa in cui Palomar trascorre le giornate lavorando. Tuttavia, più che da un reale impegno professionale, la sua permanenza in quel luogo sembra essere motivata proprio dall’appuntamento quotidiano con questi uccelli. La loro presenza diventa così il vero centro della scena.
Quasi subito si crea un evidente parallelismo tra la coppia di merli e la coppia umana: Palomar e la moglie sembrano infatti entrare in una sorta di silenziosa competizione, cercando ciascuno di dimostrare al proprio partner di avere instaurato con i due uccelli un rapporto più diretto e privilegiato.
Questa attenzione non nasce solo da un interesse naturalistico, ma da una precisa idea filosofica.
Gli animali diventano allora strumenti narrativi per interrogare la posizione dell’uomo nel mondo e per ridimensionare il suo presunto primato.
Torniamo alla Formica argentina, del Gli amori difficili Iovino scrive di questo insetto anticipando il problema attualissimo delle specie aliene di questa formica dice: «altera la struttura e la composizione della comunità esistente, entrando in competizione con le specie autoctone che occupano la stessa nicchia».
Un aspetto interessante di questo racconto che parla di un “invasore” ovvero una formica che brulica e si diffonde ampiamente e l’uomo tenta di contrastarla con dil veleno e che si ispira a qualcosa di realmente vissuto da Calvino come appare in questo carteggio del dicembre 1958 con l’amico scrittore Cesare Cases al quale scriveva: Chiunque è stato in Riviera sa che nel mio racconto non c’è nulla di esagerato: fatti, personaggi, sistemi di lotta, atteggiamenti diversi verso le formiche, la vita dominata dalle formiche fanno parte dell’esperienza continua della mia infanzia. […] Racconto realistico dunque e che propone una definizione della natura e dell’uomo di fronte ad essa. […] A me interessa soprattutto il modo di trattare la natura, che è molto più importante di tutti i capitalismi e altri transeunti epifenomeni; ma la natura ai nostri occhi si presenta come specchio della storia, in essa troviamo la stessa realtà crudele; mostruosa che è del tempo in cui viviamo (capitalista, imperialista, nazista, algobellico ecc.).
Leggendo Calvino si intuiscono alcune geniali e pionieristiche intuizioni che sono oggi la base della conservazione della natura e dell’ambientalismo.
Essi non sono semplici simboli morali, come nei bestiari medievali, ma individui dotati di una propria presenza e di una propria esperienza del mondo.
Talvolta incarnano la fragilità degli equilibri naturali; altre volte rivelano l’intelligenza e la complessità delle forme di vita non umane, in ogni caso costringono il lettore a guardare la realtà da un punto di vista decentrato.
Proprio questa capacità di spostare lo sguardo rappresenta una delle caratteristiche più originali della scrittura calviniana.
Gli animali permettono di immaginare mondi diversi, di mettere in discussione le gerarchie tra le specie e di ricordare che la vita sulla Terra è fatta di relazioni intrecciate.
Nel loro silenzioso attraversare le pagine, questi animali continuano a suggerire che l’essere umano non è un osservatore esterno della natura, ma una delle molte creature che la abitano.
Questo mondo da esplorare sono uno stimolo per tornare a leggere i romanzi e i racconti di Italo Calvino, che sono tra le opere migliori della letteratura italiana di ogni tempo.
Bibliografia
Calvino I., 1970. Gli amori difficili. Einaudi, Torino.
Calvino I., 1988. Ultimo viene il corvo. Garzanti, Milano.
Calvino I., 2000. Lettere 1940-1985. Mondadori Milano.
Calvino I., 2002. Palomar. Mondadori, Milano.
Calvino I., 2025. Marcovaldo. Mondadori, Milano.
Iovino S., 2023. Gli animali di Calvino. Storie dall’Antropocene. Treccani, Roma.
Parco Oglio Sud (intervista sul canale YouTube), 2025. Ecologia letteraria: Marco Mastrorilli dialoga con Serenella Iovino. https://youtu.be/Gkev-TvVjE0?si=V2WtfpoA9jqIA7J5







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